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Campus Tecnologici ITS

 Il problema

L’Italia vanta ormai da troppo tempo due primati negativi.

  • Drammatica disoccupazione giovanile. Circa 1,2 milioni di giovani under 35 italiani risultano disoccupati, gli inattivi sono più di 6 milioni(1). Secondo le ultime rilevazione Eurostat, il tasso di disoccupazione giovanile (under 25) si attesta intorno al 31%, il doppio della media europea, contro il 6,2% della Germania(2). Malgrado ciò, la situazione è paradossale: il 26% delle imprese ha difficoltà a trovare le figure professionali di cui ha bisogno(3). Mancano periti meccanici, ingegneri, matematici, tecnici del legno e delle telecomunicazioni. Quindi i giovani non trovano lavoro e le imprese non trovano i giovani.
  • Cronica carenza di tecnici specializzati. In Italia, malgrado sa il secondo paese manifatturiero d’Europa, da molti anni non ha più una storia nella formazione tecnica e professionale paragonabile ad altri paesi manifatturieri. Nel quinquennio 2018- 2022 saranno necessari più di 2,5 milioni di occupati, dipendenti e autonomi: oltre il 70% di questi nuovi ingressi, ovvero 1,8 milioni di lavoratori, dovrà possedere competenze piuttosto elevate e qualificate(4).

La Risposta

In questo contesto, anche investito dalla “quarta rivoluzione industriale”, lo sviluppo della formazione terziaria professionalizzante costituisce la risposta al problema dei paradossi sopracitati. Infatti, l’ultima valutazione Indire dice che l’82,5% dei diplomati ITS ha trovato lavoro ad un anno dal diploma, di questi l’87,3% in un’area coerente con il percorso concluso (5).

La crescita del sistema Terziario Professionalizzante in Italia non è solo una opportunità, ma anche una necessità. La digitalizzazione della quarta rivoluzione industriale richiede esponenzialmente qualifiche elevate, già per il 35% della domanda di lavoro secondo le analisi della Strategia Europa 2020.

La risposta non è solo una necessità, ma anche urgenza. L’Italia è solo al 27% di persone con titolo terziario sulla popolazione tra i 25 e 34 anni, a fronte di una media OCSE e dell’Unione Europea rispettivamente del 44% e 42%(6). L’effetto sostituzione dei lavori routinari da parte della tecnologia crea quindi, per più del 70% dei giovani (che andranno in pensione non prima del 2060), un grave rischio di esclusione dal mondo del lavoro e quindi di emarginazione sociale.

Le migliori esperienze internazionali confermano la necessità di sviluppare il Sistema ITS. Se solo si confronta l’esperienza italiana degli ITS con le analoghe istituzioni formative presenti in Europa, ci si rende conto che molto resta da fare per sviluppare la formazione terziaria professionalizzante: in Italia, infatti, gli studenti degli ITS sono circa 10.000, in Francia gli iscritti al biennio scolastico post secondario dei Brevet de technicien supérieur (BTS) sono 240.000 e gli iscritti all’Institut Universitaire de Technologie (IUT) sono 120.000, mentre in Germania gli iscritti alle Fachhochschulen sono 880.000, contro circa 1.600.000 iscritti nelle università tradizionali tedesche (7). Cioè in Germania ogni due studenti iscritti alle lauree tradizionali, uno studente frequenta l’alta formazione professionalizzante.

Investimenti

Le iniziative attuate nell’ultimo biennio per il Sistema ITS, hanno generato effetti positivi per questa opportunità formativa che appare oggi un po’ più conosciuta dagli stakeholder essendo stata oggetto di qualche interesse da parte dei media e trovando spazio in tutti i programmi elettorali di tutte le forze politiche. Con la legge finanziaria 2018, ha ottenuto l’incremento progressivo dei finanziamenti per i corsi per 65 milioni nel triennio 2018-2020 con i fondi MISE.

Il MISE ha inoltre previsto il finanziamento di 30 milioni di euro in conto capitale nel biennio 2019-2020 nell’ambito dell’implementazione del programma Industria 4.0, individuando gli ITS come partner ideali per la formazione delle competenze abilitanti relative alla rivoluzione tecnologica.

Il Sistema ITS ha bisogno di fare un salto dimensionale avviando per un gruppo di Fondazioni capaci di sviluppare un progetto imprenditoriale, un programma di crescita verso la creazione di Campus Tecnologici.
ITS.

L’obiettivo è attivare un certo numero di Fondazioni ITS dotate di strutture, capitali, capacità di gestione e attività operativa nel campo della formazione, dell’innovazione e della ricerca applicata. Un primo gruppo di esperienze che possano rappresentare elemento di traino ed emulazione per l’intero sistema.

Le Fondazioni potrebbero investire sulla creazione di strutture adeguate per sedi, laboratori tecnologici, attrezzature, studentati, nonché allargamento delle attività di formazione a pagamento, della ricerca applicata, dei servizi per le imprese ed altre attività connesse.

Strumenti di raccolta investimenti

L’Associazione Rete Fondazioni ITS Italia intende promuovere in sede istituzionale e presso i principali attori dell’economia lo sviluppo economico l’orientamento di risorse verso i progetti di Campus tecnologico con diversi strumenti:

  1. Contributi in conto capitale a fondo perduto (Fondi MISE, Sistema delle Fondazioni filantropiche)
  2. Crowd funding e crowd lending (es. programma Terzo valore di Banca Prossima)
  3. Capitali pazienti (Sistema del credito e finanza innovativa)
  4. Immobili privati o pubblici (come ad esempio il patrimonio immobilitare di Cassa depositi e prestiti, o delle altre amministrazioni pubbliche centrali o periferiche)

Le iniziative del progetto Campus Tecnologici ITS potrebbero anche essere supportate con strumenti finanziari innovativi (Social Impact).
Il Sistema ITS, infatti, in base alla normativa oggi vigente, è l’unico sistema di formazione valutato e di conseguenza finanziato, sulla base dei risultati occupazionali dei suoi percorsi formativi: in pratica, quindi, già attualmente è un sistema finanziato da Stato e Regioni nella logica del pay for result.
I risultati delle attività, in termini di impatto sociale, potrebbero essere “misurati” con diverse metriche, ad esempio:
(i) l’incremento dei numeri degli studenti che accedono alla formazione terziaria professionalizzante;
(ii) i risultati occupazionali dei percorsi formativi degli ITS;
(iii) il numero dei lavoratori reinseriti nel mondo del lavoro grazie alle attività formative degli ITS.

Ricavi

Le iniziative prese in considerazioni sarebbero atte a generare ricavi per le Fondazioni idonei a remunerare gli investimenti dei finanziatori.
A titolo esemplificativo, a fronte del ricevimento di finanziamenti, le Fondazioni potrebbero:

  1. attivare un numero maggiore di corsi (in parte finanziati dalla PA e in parte con retta a carico degli studenti);
  2. attivare residenze studentesche che, da una parte, consentirebbero di ampliare il raggio di attrazione degli ITS rispetto agli studenti e, dall’altra parte, consentirebbero alla Fondazione di generare reddito;
  3. organizzare laboratori che potrebbero essere utilizzati per effettuare ricerca applicata in favore delle aziende a fronte del pagamento di corrispettivi da parte delle stesse;
  4. prestare consulenza alle PMI sui programmi Impresa 4.0 (alcune Fondazioni sono già attive in questo senso);
  5. Implementare attività di formazione a pagamento volte alla riqualificazione lavoratori verso le attività digitali di Industria 4.0;
  6. sviluppare altre iniziative di business connesse o strumentali alle attività istituzionali.

Selezione Progetti

Il dialogo con il sistema dei finanziatori, abituato a valutare il merito di credito, sarà decisivo per la selezione dei progetti che potranno godere di fiducia dimostrando una capacità imprenditoriale adeguata.

  1. Istat, Occupati e disoccupati. Dati provvisori. Agosto 2018, 1 ottobre 2018, p.4.
  2. Eurostat, Euro area unemployment at 8.1%. August 2018. 150/2018 – 1 October 2018, p.1.
  3. Unioncamere, Excelsior informa. I programmi occupazionali delle imprese rilevati dal sistema delle Camere di Commercio, settembre 2018, p.1.
  4. Nel quinquennio 2018- 2022 saranno necessari più di 2,5 milioni di occupati, dipendenti e autonomi: oltre il 70% di questi nuovi ingressi, ovvero 1,8 milioni di lavoratori, dovrà possedere competenze piuttosto elevate e qualificate (per il 35,8% si parla espressamente di «high skills» – professioni specialistiche e tecniche). Delle oltre 2,5 milioni di entrate programmate nei prossimi cinque anni dalle imprese del settore privato e di quello pubblico, inoltre, poco più del 30% sarà appannaggio di laureati, per una quota pari quasi a 780mila posizioni, mentre circa 810mila posizioni andranno a diplomati (31,4%). Unioncamere, Excelsior informa. I programmi occupazionali delle imprese rilevati dal sistema delle Camere di Commercio, settembre 2018.
  5. INDIRE, Formazione Terziaria Professionalizzante. Istituti Tecnici Superiori Monitoraggio Nazionale 2018. Quadro di Sintesi, 2018, p.2.
  6. OECD, Education at a Glance 2018. OECD Indicators, 2018, p.55.
  7. L. Dordit, La formazione tecnica superiore in Italia e in Europa, Seminario Sistema ITS: opportunità di crescita
    professionale e culturale nell’alta formazione tecnica, Milano 6 marzo 2017.

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