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Il futuro della scuola? «Puntiamo su tecnici e Its»

«Dobbiamo rovesciare la nostra impostazione culturale e stringere un legame più stretto tra scuola e mondo del lavoro. Lavorare, tutti insieme, affinché l’istruzione tecnico-professionale abbia la stessa dignità dei licei e venga considerata un indirizzo formativo di serie A». Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara chiude la settimana di incontri e approfondimenti di UniBg «Bergamo Next Level» con un intervento dedicato alla riforma degli istituti tecnici e professionali (4+2), in vista dell’approvazione definitiva. Riforma che il ministro definisce «strategica», rispedendo al mittente le obiezioni delle opposizioni («guardano al passato, noi invece vogliamo offrire posti di lavoro ai giovani e competenze alle imprese»). ADV

«L’87% degli studenti degli Its a un anno dal diploma ha un lavoro e il 94% ha trovato un posto coerente con gli studi fatti, e spesso guadagna di più di un laureato in materie umanistiche. L’istruzione tecnico-professionale e la sua filiera sono centrali per il mondo produttivo»

Valditara sostiene la causa degli Its (Istituti tecnici superiori) per i quali suggerisce un cambio di nome, optando per una definizione di maggior impatto comunicativo. «L’Its – precisa il ministro – non è il luogo in cui viene accolto chi non riesce nell’ambito universitario. L’87% degli studenti degli Its a un anno dal diploma ha un lavoro e il 94% ha trovato un posto coerente con gli studi fatti, e spesso guadagna di più di un laureato in materie umanistiche. L’istruzione tecnico-professionale e la sua filiera sono centrali per il mondo produttivo». Al centro della riforma, il campus, «dove Università, istruzione superiore e imprese uniscono le forze. Il campus deve essere il luogo che fertilizza il territorio». 

Il programma scolastico

Il 4+2 non è un programma quinquennale compresso e ridotto in quattro anni, «ma un programma nuovo, che punta sulla qualità». Caratterizzato da un rapporto più stretto con il mondo dell’impresa, «gli imprenditori potranno insegnare, si punterà su una forte internazionalizzazione, sulla ricerca e l’innovazione». Valditara invita gli imprenditori «a finanziare la scuola, investendo risorse importanti. Nei Paesi Ocse la media di finanziamento privato è del 2%, mentre in Italia è solo dello 0,5%. Bisogna ridurre il gap». Reduce da un viaggio istituzionale in Tunisia («dove abbiamo siglato un accordo per rafforzare l’istruzione tecnica e professionale»), il ministro accarezza un sogno, «portare la nostra esperienza in Paesi che non hanno manodopera qualificata» e chiama in causa Bergamo. «Gli Its bergamaschi hanno già dato la loro disponibilità per una sede ad Addis Abeba, chissà che non si possa realizzare anche a Tunisi con il vostro aiuto». ADV

Dialogo e collaborazione le parole più ricorrenti nell’intervento di Sergio Cavalieri, rettore dell’Università degli studi di Bergamo. «È necessario fare rete e attivare collaborazioni con i diversi soggetti in campo, pur nella specificità dei ruoli. Incrementare il dialogo tra istituzioni scolastiche, Università, Its Academy e imprese farà crescere l’economia e la competitività del Paese, e darà alle giovani generazioni un’offerta formativa varia e di qualità. In linea con le attese e le aspettative dei giovani e delle loro famiglie, oltre che del sistema produttivo».

Bergamo hub della formazione

Percorsi tecnico- superiori, Its e Università devono viaggiare in sinergia, «con l’obiettivo di formare professionisti in grado di affrontare le sfide attuali, contribuire al superamento del mismatch formativo e garantire sempre di più a tutti prospettive di lavoro», sostiene Cavalieri. Uno scenario nel quale, secondo il rettore, «Bergamo può diventare un hub della formazione tecnica-superiore. Qui Università, Confindustria e Its stanno già collaborando, e siamo pronti per il campus. Ci candidiamo come modello virtuoso, possiamo avviare una sperimentazione e ragionare anche sulla formazione in altri Paesi». Che il campus possa sorgere a Dalmine, nell’attuale polo di Ingegneria, è tutto da vedere.«Siamo pronti per un campus ma ancora è presto per dire dove – spiega Marco Manzoni, vicepresidente di Confindustria Bergamo –. Un luogo dove concentrare le Fondazioni Its, che sia punto di riferimento per studenti e imprese, dove tenere laboratori, percorsi progettuali, stage». Cavalieri fa notare che «a Dalmine resterà comunque Ingegneria, e anche senza Its la sperimentazione tra istituti tecnici e Università può già iniziare».

I numeri degli Its bergamaschi

Gli otto Its bergamaschi contano circa 1.500 iscritti a fronte di richieste per 20mila figure professionali tecniche da parte delle imprese orobiche, hanno spiegato i rappresentanti degli industriali. «Già oggi alle Fondazioni Its partecipano le Università – ha detto ieri Guido Torrielli, presidente dell’Associazione Rete Its Academy –, propongo al rettore Cavalieri, come rappresentante della Crui per i rapporti con gli Its, di costituire un comitato in vista del Patto federativo previsto dal decreto ministeriale per proseguire insieme questo cammino». Due gli obiettivi da raggiungere in tempi relativamente brevi: «Raddoppiare il numero degli iscritti agli Its italiani, anche grazie ai fondi del Pnrr, e il raddoppio per legge del finanziamento degli Its che saranno nati da qui al 2026». I numeri dicono che la strada da fare è tanta. «Gli iscritti agli Its italiani sono 30mila, in Germania 800mila e in Spagna 500mila» fa notare Giovanni Brugnoli, vicepresidente per il Capitale umano di Confindustria: «Le nostre imprese non trovano una risorsa su due per mancanza di competenze professionali adeguate. Ben venga la sperimentazione 4+2 che consente ai giovani di anticipare il loro ingresso nel mondo del lavoro e di ottenere qualifiche professionali maggiori. UniBg e le imprese del territorio stanno dando un esempio virtuoso di dialogo sulla formazione tecnica specialistica, che sarebbe bene seguire».

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