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L’alternativa all’università

Gli Its coinvolgono atenei, imprese, enti locali: così si formano i professionisti più richiesti .

I nostri studenti non devono cercare lavoro, è il lavoro a cercarli ancora prima che concludano il loro percorso». A dirlo non è solo Raffaele Crippa— preside dell’Its di meccatronica di Sesto San Giovanni, in provincia di Milano — ma i numeri. Secondo il monitoraggio effettuato da Indire (l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa), dei 30 diplomati del 2020 in 27 hanno un impiego.

la strada giusta. La stessa consapevolezza si sente nella voce di Carlotta Ruffini, 22 anni, unica studentessa del suo corso che ora lavora come programmatrice plc (programmable logic controller) dei magazzini automatici. Il suo sogno? «Viaggiare e conoscere persone nuove, cose che faccio grazie almio lavoro». A volte però open day e finanziamenti non bastano. «In Italia abbiamo un grosso problema culturale— fa notare Crippa—spesso i genitori dei nostri potenziali studenti faticano a cogliere il valore degli Its». E poi, da ultimo ma non per importanza, ci sono le aspettative della generazione Z nei confronti del mondo del lavoro. Acquista sempre più valore il modo in cui una società tratta i suoi dipendenti, aspetto che si ripercuote direttamente sulla qualità della vita anche terminate le proprie mansioni. Per capire come sta cambiando l’approccio, Crippa usa una metafora molto efficace: «Dieci anni fa potevamo vedere tre candidati di fronte a una porta, l’impresa. Adesso il processo si è invertito. Le porte sono tre, mentre è il candidato che da solo detta le regole dell’ingaggio. Sarà sempre più lui adire “Le faremo sapere” al potenziale datore di lavoro. Pagano la trasparenza delle condizioni di lavoro e la valorizzazione della fiducia».

Ma facciamo un passo indietro. Che cosa sono gli Its? Letteralmente Istituti tecnici superiori, hanno iniziato a guadagnare un pizzico della meritata fama grazie all’ex premierMario Draghi che li aveva definiti «un pilastro importante del nostro sistema educativo» varando un finanziamento da 1,5 miliardi di euro nell’ambito dei fondi del Pnrr. A differenza degli Itis, che invece sono scuole superiori, la condizione per accedere a un Its è essere in possesso di un diploma. Ispirati ai Fachochschulen tedeschi, si tratta di percorsi formativi che hanno una stretta connessione con il territorio e ciò che questo ha da offrire in termini di offerte occupazionali. Di fatto, si tratta di un’alternativa all’università «per i ragazzi che vogliono andare subito a lavorare», dichiara senza esitazione Guido Torrielli, presidente di Its Italy.

La base giuridica è la fondazione che come soci deve avere imprese, scuole, enti locali, di formazione e ricerca, oltre all’università stessa. «Gli Its danno la risposta che gli altri ordinamenti scolastici fanno fatica a garantire—spiega Crippa—: in due anni formiamo ragazzi perfettamente in grado di rispondere alle esigenze delle imprese, perché sono le stesse imprese a partecipare». La didattica è architettata in modo da fornire ai ragazzi competenze tecniche altamente specializzate che si concretizzano nel 60 per cento delle ore di lezione tenute da professionisti provenienti dal mondo delle aziende, mentre il restante del tempo viene speso in tirocini.

Camminando per i laboratori di robotica la soddisfazione di ragazzi come Matteo Gazzilli e Manuel Monti, di 19 e 20 anni, è palpabile. «Questo percorso si sposava meglio con i miei interessi», spiegano con l’entusiasmo pacato di chi sa di percorrere.

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