I GIOVANI E LA SFIDA DELLA FORMAZIONE
Massimiliano Tonarini
Buongiorno a tutti, grazie per essere venuti e grazie al Meeting di Rimini per ospitare ancora una volta un incontro sui temi dell’educazione che sono così cruciali e importanti per il futuro del nostro paese. Oggi abbiamo qui il ministro dell’Istruzione del merito Giuseppe Valditara. A partire da alcuni concetti che nel corso del suo mandato ha sempre sottolineato, l’idea dello studente al centro, l’idea della personalizzazione della didattica e dell’educazione, l’idea della scuola dei talenti e anche le riforme che sono state fatte in questo periodo: la recente riforma del 4+2 sulla filiera formativa tecnologico professionale, le nuove indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia primaria e secondaria di primo grado, la valorizzazione dell’orientamento e della personalizzazione dei percorsi formativi, le nuove linee guida sull’educazione civica, il rilancio degli ITS Academy. Sono importanti novità che stanno un po’ cambiando la scuola nel nostro paese. Sottolineo anche l’importante riforma che è stata fatta sui docenti di sostegno, ovvero l’opportunità per le famiglie di richiedere la conferma del docente che sta seguendo il suo bambino e di poterlo confermare nell’anno successivo, d’accordo con il dirigente scolastico, al di fuori di logiche di graduatorie. Prima il Ministro ci diceva che questa riforma sta avendo un grande successo e tanti ragazzi non sono stati più costretti a cambiare gli insegnanti di sostegno nel corso dell’anno. Quello che vogliamo fare oggi è aprire in questa retta un dialogo fra gli attori della scuola e il ministro con particolari accenti legati all’idea della formazione, del rapporto fra scuola e impresa, dell’educazione al lavoro. Quindi ci sarà una serie di domande fatte da un docente, un dirigente scolastico, un rappresentante degli ETS e un imprenditore. Andrea Siciliano, che sarà il primo a parlare, è professore italiano all’Istituto Alberghiero Quadriennale Don Gnocchi di Carate Brianza. Paolo Maino, dirigente scolastico presso l’IT Gadda Rosselli di Gallarate e presidente di DiSAL, che è un’associazione di dirigenti scolastici. Guido Torrielli, presidente di Rete ITS Italia. E Luca Bergantini, Business Unit Manager di SCM Group, che collabora con molti soggetti della formazione professionale con l’azienda. Quindi invito a salire sul palco per fare la prima domanda. Andrea Siciliano, Istituto Alberghiero Quadriennale Don Gnocchi, è abituato a parlare davanti alle classi, magari non così numerose.
Andrea Siciliano
Buongiorno. Il ristorante didattico dell’Istituto alberghiero in cui insegno si chiama Sapori in Mente. È stato chiamato così a indicare l’unione offerta ai clienti sulla tavola della conoscenza e del lavoro, modellazione della realtà con le mani. Una scuola in Brianza, nata dalla vivacità, dall’intuizione, dall’amicizia, come dissero i fondatori, che erano genitori, padri di famiglie, imprenditori e insegnanti che coinvolsero uomini e donne di cultura. Regine Pernoud, Eugenio Corti, che suggerì di intitolare la scuola a don Carlo Gnocchi. Una scuola nata dal miracolo di un’amicizia che diventasse la scuola più bella del mondo, come scrissero nello stesso statuto. Una comunità di gente che con grande baldanza aveva a cuore la comunicazione di un senso ultimamente positivo del vivere. All’inizio solo un liceo classico. Negli anni ha visto la fondazione di un alberghiero. Al suo interno fu inaugurato subito il ristorante didattico aperto al pubblico tutti i giorni, uno dei primi in assoluto di questo genere. Lo aprirono subito al pubblico perché convinti che solo davanti a una committenza reale, nel confronto con dei clienti veri, la scuola potesse non essere una finta, ma apertura alla realtà, affronto della realtà totale. Oggi, 15 anni dopo quel primo abbrivio, Sapori in Mente è diventato un punto di riferimento per tutto il territorio che, attraverso cene a tema ideate e realizzate, gestite in piena autonomia dagli studenti dell’ultimo anno, presenta eventi culturali di grande livello. Transitano artigiani, imprese agricole, professionisti del settore e non, direttori d’orchestra, artisti. Ogni cena ha un menù strutturato criticamente secondo l’economia, la matematica, le lettere, la storia e deve trasmettere l’essenza del tema proposto. La sala, nel frattempo, è diventata una galleria d’arte perché gli artisti che vengono lasciano una loro opera in esposizione permanente. Pensate la pausa pranzo delle aziende circostanti circondate dall’arte e la bellezza di studiare e lavorare in un luogo che richiama più potentemente al senso per cui si fanno le cose. Da questa stessa radice viene la pronta adesione alla sperimentazione 4+2, subito, alla fine del 23 perché riconosciuta come la possibilità di proseguire più efficacemente sulla strada che stavamo già percorrendo e giocare un protagonismo virtuoso per il nostro paese. Per la stessa ragione, dopo quasi 40 anni dalla fondazione, a settembre apriremo le porte di un nuovo edificio scolastico che accoglierà oltre 500 studenti. Questa scuola è stata costruita facendo completo affidamento sul sostegno della comunità, di insegnanti, ma soprattutto di famiglie e di cittadini che continuano a riconoscere come un valore la costruzione di quest’opera. Perché la riconoscono come un valore? Per i frutti che è capace di generare, non solo per la bellezza degli immobili o degli eventi, ma per il frutto che sono gli adulti che è in grado di generare per lo sviluppo della persona che si realizza in questa scuola. Cosa permette tutto questo? Il fatto che quest’opera fa una proposta educativa unitaria, che è costruita da adulti che si prendono la responsabilità di comunicare un senso per cui valga la pena vivere e quindi studiare, comunicare un’ultima positività del vivere, sperimentabile adesso e carica della promessa di un compimento futuro. Per questo tutta l’energia della tradizione, del passato, che si trasmette a scuola è orientata all’affronto del presente, di ciò che c’è. Il lavoro, e io penso soprattutto al lavoro del cuoco, è un paradigma straordinario di questa dinamica. Diceva Dante: “Ciascun confusamente un bene apprende nel qual si queti l’animo e desira”. Il cuoco è innanzitutto un uomo e deve essere colto, deve crescere in quanto uomo, deve sapere a che storia appartiene. Le scuole professionali devono essere luoghi di cultura. Noi nelle classifiche siamo penalizzati perché purtroppo o per fortuna non facciamo il 100% nel rapporto diplomati assunti perché tra il 35 e il 37% sceglie l’università, è partita per fare il cuoco e poi si è talmente appassionata alla cultura che va a studiare. Ma noi non lo vediamo come un di meno, anzi è sullo stesso piano per noi. Vengo alle domande. Come il Ministero può accompagnare scuole e insegnanti in un rilancio del valore formativo del lavoro, guardando al lavoro come forma di conoscenza? Come ci può aiutare a costruire una scuola che, attingendo dalla ricchezza della nostra tradizione, non si adoperi solo per insegnare un mestiere, ma ad accompagnare i giovani a pensare ciò che fanno e a esprimere un ideale attraverso il proprio impegno? Il bello di un modello che funziona è che si può mettere a fattore comune per tutti. Per affrontare le sfide che abbiamo davanti c’è bisogno del contributo di tutti, scuole, famiglie, genitori, società civile. Come proseguire sulla linea tracciata dalla sperimentazione della filiera 4+2 che ha già visto lavorare insieme scuole statali e paritarie, ampliando gli spazi di libertà per tutti? Grazie.
Giuseppe Valditara
Grazie, grazie veramente per il suo intervento, per le sue domande. Immagino che abbiate ascoltato molto attentamente in questa relazione, una vera e propria relazione sull’attività di questa scuola e di altre scuole. Sono emersi dei valori straordinari e voglio sottolineare il primo valore perché attorno ad esso si gioca un po’ tutto quello della centralità della persona. Allora, noi dobbiamo porci una domanda: a cosa serve la scuola? La scuola serve a valorizzare i talenti di ogni giovane, a mettere al centro la sua persona. Bellissimo quello che diceva, trasudava di valori a ogni parola, l’importanza del lavoro, perché poi la persona si realizza nel lavoro, si realizzano i suoi sogni, le sue abilità, le sue aspirazioni, i suoi talenti. Allora consentitemi proprio di partire da qua, una scuola che mette al centro la persona, la personalizzazione della didattica. Il tema che lui ha posto è un tema di straordinaria attualità. Vedete, quando io ho letto alcuni sondaggi, e ho già citati sondaggi anche di SVG, fra l’altro, che mi era stato dato qualche mese fa, da cui risulta che i giovani mettono al primo posto i diritti, la libertà, il vivere bene e fra gli ultimi posti il lavoro. Allora, io ho detto che è molto importante che i giovani mettano i diritti al primo posto, che mettano la libertà fra i primissimi posti, ma non è bello che considerino il lavoro come qualcosa da non mettere al centro delle proprie aspirazioni. E noi dobbiamo riabituare i giovani a trovare nel lavoro una forma di realizzazione personale, a riscoprire la bellezza del lavoro, a riscoprire l’importanza dell’impegno, anche a saper affrontare, accettare la fatica. Dobbiamo riscoprire l’importanza, la centralità del lavoro per valorizzare la persona. Perché senza la centralità del lavoro, senza questo valore costituzionale così importante, un valore così straordinariamente cristiano. San Benedetto che fece una rivoluzione, se pensate, mettiamo a confronto il suo “ora et labora”. Se mettiamo a confronto la rivoluzione dell’importanza del lavoro nella realizzazione della persona rispetto al mondo classico che invece non considerava il lavoro come un valore, ci rendiamo conto della straordinaria importanza di questa rivoluzione culturale e non è un caso che l’articolo 4 della nostra Costituzione abbia visto il contributo fondamentale dei costituenti cattolici, il lavoro visto come un diritto e un dovere, un dovere nei confronti della collettività, addirittura la nostra Repubblica fondata sul lavoro. Allora che fare? Innanzitutto stimolare nei giovani la curiosità per il bello, per tutto quello che viene fatto con la fatica, con l’impegno, con i talenti, con la creatività. Ho detto più volte, portiamo dei manufatti del nostro artigianato nelle nostre scuole elementari. Facciamo vedere la bellezza di un tavolo, di un mobile. Spieghiamo cosa c’è dietro. Spieghiamo cosa c’è dietro questa straordinaria azione dell’uomo. Facciamo sì che i sogni di un bambino si possano trasformare concretamente in una prospettiva di realizzazione, perché il tema del lavoro viene dietro proprio al tema della realtà, al tema della concretezza. L’ideologia è molto distante dalla realtà. L’ideologia spesso non coglie l’importanza del lavoro, anzi la sottovaluta. Lavoro significa diritti e significa doveri. Guardate quante implicazioni questo concetto porta con sé. Lavoro significa anche la valorizzazione della scuola tecnico professionale, la valorizzazione della formazione professionale, l’importanza dell’alternanza scuola lavoro e mi fa molto piacere riscontrare che grazie alle norme che abbiamo introdotto nel 2023 sulla sicurezza nell’alternanza scuola lavoro, sono crollati gli incidenti in alternanza scuola lavoro. Allora questa idea del 4+2 in realtà è una grande rivoluzione culturale perché sa mettere insieme valorizzazione della persona, valorizzazione dei talenti diversi – per fortuna diversi, la diversità è una ricchezza, la diversità è bellezza; non andiamo dalle parti di coloro che negano rilievo e importanza e bellezza alla diversità. La diversità è brutta quando è fonte di discriminazione, ma quando viene valorizzata è il sale della vita, è il sale dell’affermazione di una persona, diversità, talenti, lavoro, rapporto col mondo delle imprese, decisivo, fondamentale. Io dico sempre che la scuola deve avere due finalità fondamentali: la libertà, insegnare ad ogni giovane di essere realmente indipendente, autonomo, maturo, capace di non cedere alle lusinghe di alcuno, una persona veramente adulta, ecco, riscopriamo anche questi significati forti, persona adulta, persona matura e dall’altro il lavoro. Una scuola che non sappia educare anche al lavoro, che non dia gli strumenti per realizzarsi professionalmente, ovviamente nella diversità degli indirizzi, nella diversità dei presupposti, nella diversità della continuità dei percorsi, è una scuola che fa soltanto la metà del suo lavoro, della sua funzione, del suo scopo. Realizza solo la metà dei suoi scopi. Ecco perché il 4+2. Ecco perché io sono affascinato quando vedo alcune scuole di formazione professionale, di ispirazione cattolica, di ispirazione cristiana, fra l’altro, dove giovani che avevano alle spalle condanne penali, giovani che avevano alle spalle insuccessi plastici, bocciature, proprio in Brianza, la prima mia esperienza, una scuola di formazione professionale della Brianza che mi dissero facendo una battuta: “Noi accettiamo soltanto quei ragazzi che sono stati bocciati almeno due volte o che hanno condanne penali alle spalle”. Era una battuta, ma una battuta di profondissimo significato e quei ragazzi erano trasformati. Li vedevo con il loro camice bianco. Dicevano: “Ministro, venga a vedere come lavoravano su quei motorini e mi spiegavano i principi elementari della fisica”, loro che erano andati male a scuola, una scuola che non li aveva avvicinati ai loro talenti, non aveva saputo valorizzare i loro talenti. Quella scuola li aveva saputi esaltare con degli insegnanti che li avevano entusiasmati e affascinati. Nel 100% delle situazioni quei ragazzi trovavano subito lavoro, si realizzavano, si riscattavano. Vedete allora come anche questo modello di scuola che mette al centro il valore del lavoro sia lo strumento più importante contro la dispersione scolastica e persino contro il bullismo, persino contro la devianza, perché quando un uomo riesce a realizzare i propri sogni e le proprie aspirazioni legittime, non ha più bisogno di deviare dal corso giusto della sua strada. Allora è questo il modello di scuola che ho in mente e che insieme con tutti voi, con tanti di voi, io credo che potremo veramente realizzare a partire da questa riforma del 4+2 che ritengo debba diventare ordinamentale.
Massimiliano Tonarini
Adesso invito a salire sul palco Paolo Maino, dirigente scolastico presso l’ITEGA Rosselli e presidente dell’associazione DiSAL Dirigenti Scolastici.
Paolo Maino
Buongiorno. Mi posso emozionare lo stesso. Comunque buongiorno a tutti e grazie per l’opportunità e ringrazio la presenza del ministro per questo dialogo che è già molto interessante da questo avvio. I dati Invalsi nel loro ultimo report, se da un lato ci parlano di una diminuzione della dispersione scolastica esplicita, dall’altra però ci raccontano la difficoltà in Italia ad invertire il trend nel calo delle competenze e conoscenze di base in italiano, matematica e inglese. È un fenomeno per cui si genera quella che si chiama dispersione scolastica implicita. Tecnicamente, cos’è? Un numero di diplomati che concludono gli studi con l’esame di maturità, ma non hanno le competenze base previste dai vari profili in uscita. Non è un trend così dissimile da altri contesti europei, va detto. La scuola italiana tiene, però non dobbiamo neanche festeggiare, bisogna riconoscerlo. Tanti studenti attraverso le nostre scuole, le classi, i corridoi partecipano ai percorsi curricolari, ai progetti, ad attività varie, ma non ricevono un valore aggiunto. La scuola non è più un ascensore sociale e i divari nel paese, a volte tra quartieri della stessa città, sono plasticamente percepibili nei grafici Invalsi. C’è una strada maestra che è indicata dal 1999 da una stagione importante delle riforme sulla scuola tra fine anni ’90 e inizio 2000, è la strada dell’autonomia scolastica. Quella stagione ha avuto un grande merito. Per rispondere ai bisogni, lo diceva anche il ministro adesso, è necessario innanzitutto leggerli, interpretarli e progettare risposte personalizzate che, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione, possano raggiungere tutti e ciascuno e possano valorizzare l’intelligenza della libertà di insegnamento e il gusto dell’apprendimento. Mi pare che negli ultimi anni tanti ministeri, anche di tanti colori politici, hanno cercato di camminare in modo lodevole anche con tante dichiarazioni su questa strada. Mi sembra che ultimamente riporre al centro il merito sia tutt’altro che banale, come titolo dato al nostro Ministero dell’Istruzione, sottolineare l’importanza dell’educazione civica, di percorsi di orientamento sensati, su questo torno perché sarà la mia domanda, di un dialogo costruttivo tra scuola e mondo del lavoro. Ma a tutte queste dichiarazioni di intenti spesso è seguita nella pratica una certa scarsezza di libertà di autonomia o nell’esercizio dell’autonomia. In fondo sembra prevalere un certo scetticismo verso la capacità delle istituzioni scolastiche autonome di essere davvero autonome. Il controllo ministeriale che dovrebbe essere legato alle indicazioni di finalità e obiettivi generali della descrizione di profili in uscita e poi alla verifica dell’efficacia dei corsi offerti a volte si riduce a compilazioni di dati, di tabelle in piattaforme varie, utili perché ci danno un quadro, però spesso non così vicini alla realtà della scuola. E spesso devo dire che anche noi dirigenti scolastici ci riduciamo a emanare anche noi i decreti e anche questo cadiamo in questo rischio. Spesso solo dopo che si è fatto lo slalom tra queste varie attività resta il tempo per un pensiero creativo, intelligente di interpretazione del contesto nella valorizzazione delle risorse umane e della relazione tra persone, ma c’è anche una pars construens, non voglio fare soltanto una pars destruens. Eppure, avendo avuto la possibilità in questi ultimi anni e mesi particolarmente, anche da presidente di DiSAL, di incontrare tanti colleghi dirigenti di scuole statali e paritarie, di scuole pubbliche del nostro sistema pubblico con il loro staff da Bolzano a Catania, da Asti a Taranto, passando per Reggio Emilia e Pescara, ho potuto constatare scuole che funzionano. Perché c’è un gruppo di professionisti guidati da una leadership educativa condivisa dove si progettano risposte personalizzate che riescono a raggiungere gli alunni e a fermare l’emorragia della disaffezione all’imparare nel contesto scolastico, anche perché è evidente che non c’è un’offerta formativa che va bene per chiunque, ma ci deve essere un’offerta formativa che è un “habitus” che va per quella scuola, per quegli studenti. La creatività e la durata di risposte efficaci è direttamente proporzionale, da quello che vedo, all’esercizio pieno dell’autonomia libera dai lacci di una sterile burocrazia. Posti questi elementi, senza entrare giustamente in questioni tecniche che esulano da questo incontro, volevo chiederle, per dare effettivo spazio e forse compimento all’autonomia delle singole istituzioni scolastiche, come il Ministero suggerisce di sviluppare percorsi formativi sempre più personalizzati? Mi sembra che la sfida dell’orientamento nel passaggio dal primo al secondo grado o per dirla in modo più semplice per liberarci dai lacci della burocrazia, dalle medie alle superiori, sia una sfida decisiva, come lo è nel passaggio all’università, all’ITS o al mondo del lavoro, è cruciale. Quindi quali iniziative Ministero e Governo intendono sviluppare o far partire anche ex novo per fornire strumenti a studenti, docenti, famiglie, così da mettere tutti in grado e da mettere in grado la comunità scolastica, educante, di essere ambiente fertile per scelte consapevoli? Grazie.
Giuseppe Valditara
Grazie, grazie per il suo intervento. Anche qui molti stimoli, molte sollecitazioni. Partirò dalle prime riflessioni che lei ha avviato e quello della dispersione, che è un tema di straordinaria importanza. Noi ci siamo concentrati molto sulla lotta alla dispersione esplicita perché un paese non può dirsi civile quando molti ragazzi abbandonano, non completano l’obbligo scolastico e i risultati testimoniati da Invalsi sono veramente straordinari. Abbiamo già superato il target che c’era stato prefissato per il 2030, siamo all’8,3% con un crollo della dispersione esplicita. Certamente un ruolo importante lo ha svolto il decreto Caivano. Vi faccio un esempio. Per Napoli e la provincia erano 7.500 le segnalazioni, sono state 7.000 circa. Adesso i dati, consentitemi qualche piccola errore, però all’incirca 7.500 al termine dell’anno scolastico che non si sono presentati a scuola solo 1.800, quindi vuol dire che abbiamo recuperato migliaia di giovani che in passato non andavano più a scuola con una procedura nuova, la segnalazione, l’obbligo di segnalazione al Comune. Il Comune ammonisce l’obbligo di ammonire la famiglia e anche di ammonirla sulle conseguenze penali che per la prima volta abbiamo introdotto. Se entro una settimana la famiglia non manda i figli a scuola, il Comune ha l’obbligo di far denuncia alla Procura della Repubblica per avviare l’azione penale. Quindi guardate quanti giovani noi siamo riusciti a recuperare. Fra l’altro anche in quelle comunità difficili, complesse, come la comunità Rom, Giuliano per esempio, 200 giovani che per la prima volta sono andati a scuola, veramente. E poi c’è Agenda Sud, adesso si sta avviando, è stata avviata anche Agenda Nord, perché non dimentichiamoci che la dispersione scolastica, esplicita, implicita, sta iniziando a mordere anche nelle scuole delle periferie, delle città del centro nord. Perché è evidente che se tu fai una scuola che stimola, una scuola 10 punti di Agenda Sud, dove si fa sport, si fa musica, si fa teatro, si tiene aperta la scuola tutto il giorno, si consente alla famiglia e allo studente di avere un punto di riferimento piuttosto che la strada, l’alternativa è la strada. Abbiamo per la prima volta coinvolto le famiglie, soprattutto quelle famiglie che appartengono a contesti più disagiati, per responsabilizzarle, per stimolarle, per sensibilizzarle sull’importanza della scuola. Abbiamo avviato tanti progetti e mi fa molto piacere che anche per quanto riguarda la dispersione implicita, le competenze raggiunte, laddove abbiamo messo in funzione Agenda Sud, i risultati sono straordinari. Se confrontiamo i dati Invalsi, nelle scuole interessate all’Agenda Sud con quelle tradizionali, abbiamo un recupero di circa tre volte le performance degli studenti, veramente risultati molto interessanti. Adesso potenzieremo ulteriormente, ho già detto che raddoppieremo circa le risorse destinate, dovremmo arrivare sul mezzo miliardo. Ovviamente potenzieremo anche Agenda Nord. Qui poi c’è tutto il tema dell’immigrazione e quindi anche dell’insegnamento dell’italiano nei confronti dei nuovi arrivati con docenti specializzati. Quest’anno andiamo ad assumere 1000 docenti specificamente formati per insegnare italiano a ragazzi stranieri, perché insegnare la nostra lingua a un ragazzo che non sa nemmeno dire buongiorno e buonasera implica delle competenze, delle conoscenze che spesso non si possono chiedere ad un insegnante che non ha quel particolare tipo di formazione. Quindi il tema della dispersione esplicita è poi la grande battaglia per le competenze, per la dispersione implicita, contro la dispersione implicita. Questo è un passaggio importantissimo. Poi c’è l’altro passaggio, quello dell’orientamento. Il tema dell’orientamento che va di pari passo con la possibilità del giovane di fare delle scelte coerenti con i propri talenti. Vedete, è un discorso che si tiene. Se noi vogliamo personalizzare la didattica, dobbiamo sempre di più pensare che la didattica sia come un abito sartoriale concepito su misura per quel determinato giovane e quindi una didattica che consenta l’approfondimento, di accelerare per chi è già più avanti, che consenta di recuperare per chi ha più problemi. Abbiamo speso risorse veramente importanti per la didattica extracurricolare, per il docente tutor. Il docente tutor deve essere sempre più potenziato, sempre più formato e non è un caso che sia anche più pagato, perché il docente tutor deve essere quello che sa coordinare il gruppo di docenti, il gruppo di insegnanti per personalizzare, per studiare, immaginare, individuare i talenti del giovane e le prospettive, le attività didattiche adeguate per potenziarli in matematica, per potenziarlo in italiano, per offrire al giovane la possibilità di recuperare e di farcela perché nessuno rimanga indietro. Allora, da un’altra parte il docente orientatore e anche qui il collegamento fra la scuola e la realtà e il territorio e le imprese e le prospettive occupazionali e poi la grande campagna di sensibilizzazione. Quest’anno ho detto, per ottobre dobbiamo avviare in tutte le scuole medie del nostro paese, soprattutto in terza media, raggiungere tutti i genitori con una grande campagna. Abbiamo già iniziato lo scorso anno mettendo a disposizione le potenzialità, l’offerta del mondo del lavoro, anche gli stipendi che offrono le imprese se si sceglie un determinato percorso, le prospettive di carriera, le prospettive di carriera all’estero, le opportunità di realizzazione personale. Ecco, vedete, se noi riusciamo a far funzionare bene questa idea di personalizzazione che deve individuare i talenti di ogni giovane, deve valorizzarli, deve saper recuperare, deve saper accelerare e dall’altro l’orientamento, il docente orientatore e queste campagne di sensibilizzazione per far sì che le famiglie scelgano con consapevolezza, non perché il vicino di casa, non perché il padre, il fratello o quant’altro, il collega di lavoro ha fatto quella scelta, ma la scelta deve essere sempre più coerente con le potenzialità del giovane. Allora questa è la scuola costituzionale, così come anche l’autonomia, le buone pratiche. Ho iniziato nella lotta contro il bullismo, ho iniziato nella lotta contro la discriminazione a danno della donna per il discorso educare le relazioni. Ho chiesto alle scuole di mandarmi le loro buone pratiche per innanzitutto selezionarle e poi soprattutto portarle a conoscenza di tutte le altre scuole. Faremo a Roma, al Ministero, un incontro dove affronteremo il tema delle migliori pratiche nei due settori che vi ho appena citato, ma possono essere tanti altri come quello della capacità di orientare e quindi di realizzare veramente quel percorso di personalizzazione. L’autonomia ha un’importanza straordinaria nell’ambito dei risultati che spettano ovviamente al Ministero. Spetta al Ministero indicare l’autonomia, come realizzarli è fondamentale. Allora diffondere ciò che si è fatto bene, portare a conoscenza dei buoni esempi, credo che sia estremamente utile alla scuola italiana nel suo complesso.
Massimiliano Tonarini
Grazie mille. Adesso è il momento del dottor Torrielli, presidente di Rete ITS Italia, ci racconterà un po’ dell’esperienza degli ITS, considerando che stanno avendo un grande successo. Sono più di 20.000 gli iscritti ormai agli ITS. Prego.
Guido Torrielli
Grazie. Io avevo preparato un intervento, ma dopo le parole del Ministro non posso far altro che andare a braccia e quindi vorrei partire dal titolo di questo importantissimo momento di incontro qui a Rimini. “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”. I mattoni nuovi sono gli ITS. Gli ITS sono una rivoluzione e mi collego al libro del Ministro, sono la rivoluzione del buon senso perché rappresentano quel punto di arrivo che prima non esisteva dal punto di vista della progettazione che viene fatta dalle imprese e dalle partecipazioni degli studi, dei docenti e delle imprese che portano direttamente all’interno del percorso formativo la loro esperienza più una presenza dei ragazzi all’interno delle aziende. Questa è una rivoluzione. È una rivoluzione che ha portato 120 ITS (147, ma circa 120 stanno funzionando nel migliore dei modi) a poter raggiungere l’obiettivo del PNRR che ci ha portato recentemente a registrare 22.000 iscritti all’anno 24-26. Eravamo partiti, caro ministro, da 7.000, siamo arrivati a 11.000 e insieme arriveremo, secondo me, a 40.000 perché il 27 io uscirò, spero che tu rimanga, perché devi portare avanti questa missione importante come le missioni che ho portato avanti. Io mi sento un missionario che nei 6 anni, come dico spesso, oltre a un sindacalista, come dico ai miei colleghi, che difende gli ITS, difende le fondazioni, ma sostanzialmente io reputo che sia fondamentale far conoscere questo sistema perché è un sistema vincente al servizio delle imprese, al servizio dei giovani, al servizio della società. Signor ministro, noi dobbiamo guardare al futuro di questo nostro percorso. È un futuro importante, secondo me, perché dobbiamo raggiungere quegli obiettivi che ci siamo prefissati e per farlo dobbiamo digerire ciò che abbiamo ingurgitato, se permette, da questo PNRR. Ma ci ha portato a dei laboratori fantastici. All’interno dei nostri ITS ci sono dei laboratori che vi assicuro che superano quelle che sono le caratteristiche produttive delle nostre imprese, addirittura. Il ministro ha visitato molti dei nostri ITS insieme. Sono stato con lui e sto dimagrendo a forza di seguirlo perché cammina in una maniera fortissima. Devo prima venire qui a qualche esercizio di educazione fisica. Però direi che la cosa fondamentale dei nostri ITS è la persona al centro dell’interesse delle nostre fondazioni. Il ragazzo entra che non sa chi è, esce, dice: “Tutto questo è bellissimo” ed è anche orientato a dire: “Lavorare è bello”, che è una delle cose che è più difficile sentirsi dire. In tutto questo noi oggi abbiamo delle aree tecnologiche molto ben organizzate, compresa “l’area 8” dei servizi alle imprese, quella che va anche nel terzo settore, quindi in un ambiente che è qui fortemente rappresentato. Quindi noi dobbiamo pensare a questo ITS come un fiore all’occhiello dell’Italia perché io ho parlato con gli ambasciatori di Germania e di Francia, ho detto che tutte le loro cose sono bellissime, ma loro ci hanno detto che i modelli ITS sono il modello italiano, un modello da copiare, un modello da invidiare e io di questo ne sono contento. Grazie dell’applauso, mi fa molto piacere. Signor Ministro, a questo punto noi, contrariamente a tutto quello che mi ha detto il mio amico Giulio Genti, che mi avrebbe voluto far dire altre cose, ma io sono qui proprio perché con lei sappiamo che ci incontreremo a settembre per fare il punto della situazione sui nostri punti di arrivo. Ma io volevo sapere da lei, e qui arrivo alle domande per non essere lungo, cosa pensa di fare per mantenere, ma non solo mantenere, per migliorare questi ITS, per fargli raggiungere quegli obiettivi che io ho detto in una recente mia intervista al Messaggero Marittimo: 40.000 è sicuramente un obiettivo che possiamo anche raggiungere. La seconda cosa è, con Paolo, col Ministro della Pubblica Amministrazione, abbiamo, grazie anche a lei al suo intervento, raggiunto un grosso valore aggiunto sugli ITS perché stanno diventando sempre più di interesse per la Pubblica Amministrazione, soprattutto nella cybersecurity. Qual è la politica del MIM e la sua per raggiungere questi obiettivi? Infine, a noi interessa in particolare sapere qual è il suo pensiero nel rafforzare il rapporto con le imprese, soprattutto per quello che sarà un pericolo, non fondato, quello della riduzione del numero di giovani che frequenteranno nei prossimi anni. Qual è l’obiettivo dell’internazionalizzazione da una parte e qual è l’obiettivo di poter in qualche modo rafforzare sempre di più una partecipazione attiva delle imprese le quali, dovendo mettere il 60% del personale a favore della formazione all’interno degli ITS, immagino quando raddoppieremo o triplicheremo i numeri, se i dipendenti devono andare a insegnare le imprese non produrranno più oppure al contrario assumeranno il triplo delle persone. Io di questo le sono grato. Io con lei ho iniziato nel 2022, ho iniziato nel 2022 la mia missione da presidente. Ho proseguito nel 22 con lei. Oggi siamo qui insieme, io spero nel 27 di poter concludere magari da questo palco un momento. Io magari non sarò più presidente perché mi cambieranno in quell’anno del ‘27, ma un momento di incontro e di applausi che necessitano per persone che vogliono veramente bene all’Italia, perché noi partecipiamo allo sviluppo del nostro paese.
Giuseppe Valditara
Grazie anche a questo suo intervento particolarmente sentito, ricco di passione e che ha già anticipato alcuni risultati importanti. Innanzitutto la crescita notevole degli iscritti agli ITS. Questo è già un primo risultato che abbiamo ottenuto. Era un obiettivo PNRR, ma al di là dell’obiettivo PNRR è un obiettivo che ci riempie di grande soddisfazione. Poi ci sono anche le modalità con cui abbiamo investito le risorse perché le risorse – che siano europee, che siano PNRR, che siano nazionali -, ci sono o non ci sono, ma quando ci sono quello che è importante è che vengano spese bene, che vengano investite bene, che non vengano sprecate, perché spesso le risorse quando vengono messe a disposizione per un obiettivo significativo e importante vengono magari dilapidate o usate in modo non corretto e devo dire che invece abbiamo, dico abbiamo perché è stato un risultato conseguito con un’operazione di squadra, abbiamo utilizzato al meglio le risorse messe a disposizione e quando io giro per gli ITS trovo dei laboratori veramente di avanguardia. Adesso c’è il problema innanzitutto di continuare nel finanziare quella che è ormai diventato un asse portante del sistema formativo italiano. Io quando il 6 di agosto ho visto, ho incontrato il ministro Giorgetti, gli ho posto sul tavolo fra le priorità proprio il tema di continuare per i prossimi anni a finanziare gli ITS perché questo grande percorso che si è avviato non rimanga in qualche modo, non dico interrotto, ma indebolito. Poi c’è anche l’altro tema di come valorizzare, perché le risorse sono importanti, ma c’è anche il tema della valorizzazione, del flusso di risorse umane nei confronti degli ITS. Qui la grande scommessa che io ho voluto fare e mi fa piacere che il mondo dell’impresa l’abbia raccolta con grande entusiasmo è proprio quella del 4+2 che è la grande vera differenza rispetto all’istruzione tecnico professionale e anche alle “Berufsschulen” di area germanica perché là non c’è la filiera. Noi abbiamo inventato la filiera, il 4+2, il collegamento stretto fra l’istruzione tecnico professionale e la formazione professionale, perché per la prima volta abbiamo voluto valorizzare anche la formazione professionale regionale (ed è una scelta del Ministero) e l’istruzione tecnologica superiore perché capite che qui si crea un naturale sbocco che consentirà agli ITS di affermarsi sempre di più. Ovviamente dovremo poi evitare una proliferazione ITS laddove manchi la qualità a fondamento della creazione di un nuovo ITS, sia ben chiaro, perché le risorse pubbliche vanno sempre usate con grande oculatezza e intelligenza e non sprecate magari per fini localistico-clientelari, questo deve essere anche chiaro. Per il futuro i nuovi ITS dovranno essere sempre più vagliati con grande attenzione, ma questa è la strada, questo è il grande percorso che noi abbiamo in mente. La dinamica del 4+2 è la dinamica che collega in modo stretto scuola e mondo del lavoro, scuola e impresa. Quando l’altro giorno i collettivi hanno dichiarato guerra a Valditara, perché Valditara vorrebbe mettere la scuola al servizio delle imprese, poverini, non hanno capito proprio nulla perché la scuola e l’impresa dialogano e devono dialogare naturalmente, perché la scuola soprattutto in certi percorsi deve saper creare un legame, anche un legame di ritorno e cioè il tecnico, il dirigente, il manager che insegna nella scuola che insegna laddove manchino delle specializzazioni fortemente richieste, fortemente innovative. Questa osmosi, questa capacità di dialogo, questa capacità di collaborazione, ma anche di finanziamento. Ho promosso diverse iniziative, tra cui anche una direzione generale del Ministero che deve proprio mettere in contatto sempre di più scuole e imprese. L’impresa ha necessità di un certo percorso, la scuola necessità del finanziamento di un laboratorio. Bene, mettiamoci d’accordo perché guardate che se noi andiamo a guardare il finanziamento della scuola italiana, il finanziamento statale non è assolutamente inferiore a quello di tanti altri paesi europei, penso che in rapporto al PIL sia persino superiore alla Germania. È il finanziamento privato che invece è drammaticamente inferiore. Allora favoriamo questo dialogo anche da questo punto di vista. Poi c’è il tema dell’internazionalizzazione, fondamentale. Gli ITS svolgono sempre di più un ruolo fondamentale per almeno due grandi obiettivi. Innanzitutto quello di arricchire la solidarietà, la solidarietà concreta, dare sviluppo, creare sviluppo in paesi che hanno bisogno di una formazione adeguata. Ho girato molto, sono stato in Etiopia, in Algeria, in Tunisia, in Egitto, anche in paesi europei che hanno necessità di accogliere esperienze di questo tipo e quindi formare le maestranze là è fondamentale per far sì che quelle società possano crescere in modo equilibrato e quindi anche per contenere un’emigrazione. Dall’altro canto noi abbiamo bisogno, visto che c’è questo mismatch che difficilmente riusciremo in tempi brevi a colmare fra le richieste del mondo dell’impresa e l’offerta della nostra scuola, abbiamo bisogno anche di competenze specializzate già formate nella lingua e nella cultura italiana, ma adeguatamente altamente specializzate. Mi fa piacere che dopo aver concluso dei memorandum con il governo egiziano, con il governo algerino e con il governo etiope, alcuni ITS italiani abbiano inaugurato là, tra l’altro alla presenza del ministro, inaugurato là al Cairo, ad Addis Abeba e stanno per farlo ad Algeri, delle sedi staccate di ITS per formare dei giovani che avranno quel percorso di qualità, quel percorso formativo di qualità adeguato per poi essere impiegato in un’impresa italiana. Allora, l’ITS è uno strumento straordinario, è uno strumento anche di diplomazia della scuola, è uno strumento anche capace di creare sviluppo. È per questo che ho voluto destinare delle risorse apposite a finanziare l’internazionalizzazione, pagare quegli ITS che d’accordo con le imprese italiane vanno all’estero a creare sviluppo, a creare formazione. Vedete come ci sia un disegno strategico, dare prospettive occupazionali ai nostri giovani in tempi rapidi, collegare il mondo dell’impresa con il mondo del lavoro, valorizzare i talenti, valorizzare la persona, la solidarietà autentica, la cooperazione internazionale, poi lo sbocco nella pubblica amministrazione. L’emendamento l’abbiamo preparato noi, Guido, l’emendamento sulla pubblica amministrazione, lo sbocco il mio Ministero, quindi su questo non dimentichiamocelo perché sia noi che Paolo Zangrillo crediamo molto in questa collaborazione fra mondo della scuola e mondo della pubblica amministrazione. Questa è la scuola del futuro, questa è la scuola che insegna all’estero. Pensate che a seguito di quei memorandum abbiamo creato delle commissioni perché quei paesi ci hanno chiesto: “Come possiamo costruire un percorso simile al 4+2 anche qua, anche in Etiopia, anche in Algeria, anche in Egitto? Come possiamo seguire questo vostro percorso che è estremamente innovativo, estremamente moderno, che è un percorso che guarda al futuro per tanti nostri giovani?”.
Massimiliano Tonarini
Grazie ministro. E l’ultimo a intervenire è Luca Bergantini, Business Unit Manager di SCM Group. Si è parlato di imprese e scuola, è la testimonianza di un’impresa. SCM Group è leader mondiale nella manifattura di impianti per la lavorazione di diversi materiali e nasce in questo territorio. Prego Luca.
Luca Bergantini
Grazie. Buon pomeriggio a tutti. Mi chiamo Luca Bergantini, sono Business Unit Manager dei centri di lavoro e soluzioni di foratura all’interno della divisione legno del gruppo SCM. Come è stato detto poco fa, il gruppo SCM è leader mondiale nelle tecnologie, nei componenti industriali per la lavorazione di un’ampia gamma di materiali che spaziano dal legno al marmo, al vetro, alla plastica, all’alluminio, al metallo. Mi piace dire che potenzialmente non c’è oggetto intorno a noi che non possa essere stato realizzato con tecnologie del nostro gruppo. Siamo un’azienda di oltre 4.000 dipendenti, fondati nel 1952, abbiamo un fatturato che sfiora il miliardo di euro e una presenza capillare in tutto il mondo con delle sedi dirette e siamo portavoce e partner di tante realtà sul territorio domestico e all’estero, di centri di formazione, di scuole e di università. Porto qui la mia testimonianza dopo 25 anni di azienda come manager all’interno di questo gruppo, perché ho avuto l’opportunità e l’onore di prendere parte alla creazione, al rinnovo di tanti laboratori, di centri di formazione, di scuole, di università, come dicevo, sia in Italia che all’estero, per sottolineare quello che è ancora, come diceva lei poco fa, signor ministro, un mismatch fra domanda e offerta. Seppure ci sono delle situazioni di eccellenza, viviamo ancora un mismatch fra domanda e offerta. Questo mismatch lo potremmo sintetizzare in tre gap. Il primo gap è un gap a livello di contenuti, per quanto, come dicevo, ci siano già oggi dei sistemi e delle scuole, degli ITS, come dicevamo poco fa, che sono delle eccellenze a livello nazionale, c’è ancora una carenza rispetto a quelli che sono i programmi formativi, rispetto a quelle che sono le reali esigenze delle aziende. Un secondo gap che riscontriamo come impresa è quello legato alla gender equity. C’è la necessità assoluta di inserire un maggior numero di figure femminili all’interno della nostra industry, soprattutto in un mondo che sta andando sempre di più verso il digitale che quindi può accogliere anche figure diverse rispetto a quelle maschili. Il terzo gap che in quota parte racchiude i precedenti due che ho appena citato è quello comunicativo. Purtroppo, riscontro una carenza a rendere attrattivi questi percorsi di formazione, siano essi ITS piuttosto che CFP e quindi su questo dobbiamo trovare la maniera di lavorarci insieme, di renderli più attrattivi. Uno dei punti cardine che viviamo costantemente sia come azienda diretta, signor ministro, che come partner tecnologico, in maniera indiretta come partner tecnologico di tante aziende che operano in settori altamente competitivi e in continua evoluzione, è quello della difficoltà a trovare una forma strutturata di far collaborare le aziende insieme agli enti formativi, alle scuole, sui territori. Qui vengo, signor ministro, alle domande. La prima domanda è che cosa si sta facendo? Che cosa, secondo lei, si potrebbe fare per migliorare ulteriormente, per fluidificare questo tipo di rapporti fra imprese e scuole ed enti formativi sul territorio, magari inserendoli all’interno di un percorso educativo attraverso delle norme dedicate o magari anche delle risorse mirate? La seconda domanda che le pongo, signor ministro, è questa: come dicevo poco fa, uno dei gap che riscontriamo è nella difficoltà a far percepire come una scelta di valore percorsi attraverso CFP, ITS e quindi i ragazzi e le famiglie continuano a vederli come delle scelte di serie B, quando invece numeri alla mano offrono un livello occupazionale che molto spesso non ha confronto rispetto ad altri percorsi di studi. Quindi la domanda è che cosa si può fare anche insieme per migliorare questa percezione, far capire alle famiglie e ai ragazzi che non sono una scelta di Serie B, ma sono una scelta di eccellenza e quindi per far sì che veramente possano sentirle come una scelta che li possa portare avanti nel loro percorso di formazione e di inserimento all’interno del mondo del lavoro. Grazie.
Massimiliano Tonarini
Grazie ministro. Non abbiamo ancora tanto tempo per una risposta a questa domanda, poi mi riservo per parlare un attimo di scuola paritaria negli ultimi 3 minuti.
Giuseppe Valditara
Sì, grazie. Grazie a lei, grazie anche per gli stimoli che in realtà riassumono e concludono un po’ tutto il dibattito che si è svolto questa mattina, in questa ora, perché lei ha toccato un tema strategico: come far sì, lo riassumo in soldoni, che quello studio di Unioncamere, per cui nel 2027 il 47% dei posti di lavoro non sarà coperto per mancanza di qualifiche corrispondenti, possa essere in qualche misura smentito e soprattutto negli anni successivi, perché questo è il vero dramma. È un dramma che tocca la possibilità per molti giovani, molti nostri giovani, di avere un’occupazione in tempi rapidi e anche ben retribuita o addirittura un’occupazione e dall’altra tocca anche il tema della competitività del nostro sistema produttivo che sembra quasi non stare a cuore ad alcune forze politiche di opposizione che hanno una prevenzione verso questo rapporto stretto fra scuola e mondo dell’impresa. Allora, è evidente e qui si è giocata la sfida che ho voluto avviare, la trasformazione del percorso di istruzione tecnico professionale in un percorso scolastico di serie A, non in un percorso scolastico considerato tradizionalmente di serie B, di deriva. Ma questo ha una pluralità di influssi perché se noi rimontiamo persino alla riforma Gentile, la riforma Gentile che aveva un’idea passata, ormai superata, di intelligenza, vista come un’intelligenza unica con tanti gradi e concepiva la scuola anche in via piramidale, al vertice il liceo classico, poi un po’ sotto il liceo scientifico. L’istruzione tecnica era vista proprio come la base della piramide e invece, e qui la psicologia ci è venuta non soltanto la nostra Costituzione in aiuto, gli studi di Gardner nel 1980, la pluralità delle intelligenze, tante intelligenze, l’intelligenza sportiva per esempio. Allora è evidente che noi dobbiamo valorizzare queste tante intelligenze che hanno pari dignità e si possono realizzare anche con percorsi formativi che non necessariamente passano da quella formazione esclusivamente o quasi esclusivamente di tipo culturale, dove sia ben chiaro italiano, matematica e inglese sono fondamentali. Non a caso nel 4+2 noi li abbiamo potenziati perché quello è il vero gap che distingue e penalizza l’istruzione tecnica professionale oggi almeno nei risultati rispetto ai licei, ma dove c’è anche tanta alternanza scuola lavoro e tanta attenzione al discorso professionalizzante e bisogna convincere le famiglie con una rivoluzione culturale, bisogna convincere le famiglie con l’orientamento, bisogna convincere le famiglie con i dati e forse probabilmente dovremo anche arrivare a un certo punto in cui cambieremo anche i nomi a queste scuole, perché è solo lì che si riesce a toccare con mano che in realtà si fa formazione di altissimo livello in un istituto meccatronico, in un istituto agrario, in un istituto alberghiero dove c’è della genialità. Io dico sempre, quando vedo questi ragazzi che preparano delle pietanze straordinarie con grande creatività, ma dietro c’è dell’intelligenza, del genio, dei talenti meravigliosi; così come anche questi istituti agrari che ormai utilizzano l’intelligenza artificiale, sembra veramente di entrare in un laboratorio avveniristico quando io vado a visitare certe scuole. Allora, è cambiato il mondo e quando sento certe forze politiche che sono rimaste ancora a Gramsci, sono rimaste ancora al passato, la CGIL che è rimasta al passato, per cui il percorso formativo dovrebbe essere uguale per tutti. Vedete, questo è l’errore che portava quei ragazzi, che ho citato di quella scuola della Brianza, ad avere le due bocciature e a trovare invece la loro realizzazione professionale, il loro riscatto in quelle scuole dove imparavano la fisica, ma partendo anche dal sapere, dal conoscere il motore, le parti, l’iniezione, riparare il motore di una moto, come funziona il motore di un’automobile. Quindi partire dalla realtà. Il tema che lei ha toccato, quello di coinvolgere le ragazze, è fondamentale. Non è un caso che una parte di quei 600 milioni di euro del PNRR per le nuove competenze le abbiamo destinate anche proprio alla riduzione dei divari, ma perché ho voluto anche cambiare l’insegnamento delle materie STEM. Partire dalla realtà per arrivare alla teoria, dobbiamo sempre di più smetterla con questa: “È la formula che io vi scrivo sulla lavagna. Imparate a memoria e imparate i passaggi”. No, laboratorio realtà. Per capire la teoria della fluidodinamica, io devo partire da un aereo che decolla, che sa stare in aria, che sa procedere. Facciamo vedere proprio la realtà concreta. Perché dico questo? Perché la psicologia ci ha insegnato che le ragazze hanno una straordinaria mentalità pratica, che guardano al concreto, guardano alla realtà e allora si appassionano di più anche in questo modo una ragazza partendo proprio da un modo innovativo e poi si appassionano tutti quei giovani che non hanno il bernoccolo verso la matematica. Perché pensate se io avessi avuto un docente che mi appassionava con un laboratorio, all’epoca non c’erano i laboratori, o mi appassionava con la capacità di farmi vedere concretamente come quelle leggi della matematica o della fisica hanno una ricaduta concreta, hanno una ricaduta pratica, mi sarei appassionato in modo incredibile, perché adesso quando vado in queste scuole dico: “Caspita, ma che bello, mi sarebbe piaciuto quasi quasi fare fisica”. E io che ho scelto giurisprudenza, vedete allora quanto è importante anche una nuova didattica, una didattica che non disdegna l’intelligenza artificiale, un’intelligenza artificiale che però deve essere sempre governata dall’uomo. Questo è fondamentale. Mai e poi mai dobbiamo accettare l’idea che l’intelligenza artificiale possa sostituire il docente o possa in qualche modo governare la didattica. Non fosse altro perché deve essere programmata e poi deve essere finalizzata. Questa è la grande sfida del futuro, una sfida che, e qui concludo, ancora una volta mette al centro la persona dello studente. Una scuola che ha al centro la persona dello studente. Massimiliano diceva prima, vi do un dato che poi comunicheremo in conferenza stampa i prossimi giorni: quasi il 50% degli insegnanti di sostegno precari saranno confermati garantendo una straordinaria continuità didattica che la scuola italiana non ha mai avuto prima, grazie alla possibilità per le famiglie, laddove si fosse instaurato un buon rapporto educativo e umano fra il giovane e l’insegnante, di chiederne la conferma. Questo è un grande passo avanti, non a caso ostacolato da chi non crede nella personalizzazione, ricorsi su ricorsi, per fortuna, bocciati dalla giustizia amministrativa, così come anche, se devio un attimo da tutto il discorso che abbiamo fatto, sul consenso informato, consenso alle famiglie di poter chiedere un percorso alternativo. Credo che anche qui sia un momento di responsabilizzazione di quell’articolo e di attuazione concreta di quell’articolo 30 della nostra Costituzione che attribuisce innanzitutto ai genitori il diritto dovere di istruire, educare e formare i propri giovani. È questa la scuola democratica, è questa la scuola costituzionale, è questa la scuola che mette al centro la persona. Ti ho offerto l’assist per la scuola paritaria.
Massimiliano Tonarini
Allora, 25 anni dalla legge sulla parità 62 del 2000, legge che ha attuato in parte ciò che era già previsto dalla Costituzione, l’articolo 30, la possibilità di istruire educare per le famiglie e la possibilità in base all’articolo 33 di proporre scuole non governative che poi dopo questa legge sono state chiamate paritarie. Libertà di proporre scuole paritarie che possano conferire titoli equipollenti alla scuola statale. Libertà un po’ minata dalla mancanza di una parità economica che pur riconoscendo il lavoro fatto dall’attuale governo con i contributi in incremento sia sul tema della disabilità, sia sul tema della scuola dell’infanzia, volevo chiederle che passi si possono immaginare affinché anche in Italia, come in tantissimi paesi europei, ci si possa avvicinare ad una scelta libera, ad una scelta che non trovi ostacoli economici per decidere quale scuola possano fare i propri figli.
Giuseppe Valditara
Allora, se noi partiamo da quell’articolo 30, perché è l’articolo 30 il vero punto da cui noi dobbiamo avviare la nostra riflessione, perché se è vero che c’è un diritto dovere di istruire, educare, formare in capo alle famiglie, non a caso poi l’articolo 29, comunità naturale, quindi che viene prima dello Stato, molto coerente, mi sono occupato di queste tematiche, ho scritto anche un libro, tutto questo è di ispirazione prettamente del costituente cattolico. Giorgio La Pira ha svolto un ruolo fondamentale in tutto questo discorso. Comunque, se partiamo dall’articolo 30 è evidente che noi dobbiamo garantire una reale parità. Allora, in questi anni, da novembre del 2022 in avanti, il mio obiettivo è stato quello di realizzare sempre di più una reale parità, a iniziare banalmente dai fondi PNRR. Pensate, quando io sono arrivato ho detto: “Ma qui ci sono tutte queste risorse per i laboratori, per gli insegnanti, per tante cose, e ma perché soltanto la scuola statale?”. E i funzionari dicono: “Sì, perché la Commissione Europea non ce le consente perché sarebbero aiuti di Stato”. Ma chi è aiuti di Stato? Ma se il sistema è pubblico, se la scuola paritaria è pubblica, non è aiuto di Stato. “Ma la Commissione”, beh, andiamo a discutere con la Commissione. Dopo alcune settimane di accesa discussione l’abbiamo vinta e non è un caso che abbiamo distribuito al sistema delle scuole paritarie qualcosa come circa 160 milioni di euro di fondi PNRR che non sono pochi euro. Poi c’è il tema anche qui dei fondi PON, dei fondi strutturali anche qui. Ma perché fondi europei? Perché non possono essere dati alle scuole paritarie? Tra l’altro possono servire anche per pagare i docenti che fanno potenziamento, che fanno attività extracurricolare e l’abbiamo vinta anche qua e anche qui diversi milioni di euro dati alle scuole paritarie. Poi c’è l’altra grande sfida, quella della fuga dei docenti, dei docenti migliori della scuola paritaria verso la scuola statale. Perché se per diventare docente di ruolo, per vincere un concorso, si doveva aver svolto 3 anni, si doveva aver conseguito 3 anni di abilitazione in una scuola statale e il tempo passato nella scuola paritaria non valeva nulla. È chiaro che a un certo punto i migliori se ne andavano. Andavano alla scuola statale. Anche qui vi assicuro che non è stato facile. Ci sono state diverse resistenze, ma alla fine abbiamo vinto e dal punto di vista dell’abilitazione, del partecipare ai concorsi, diventare docente di ruolo, il triennio fatto nella scuola paritaria è uguale al triennio fatto nella scuola statale. Abbiamo incrementato le risorse di anno in anno, avremmo potuto immaginare ulteriori percorsi, ma intanto abbiamo continuato ad incrementare le risorse. Adesso siamo arrivati al punto di svolta. Io credo personalmente che la vera conclusione di questa battaglia sia il buono scuola, comunque costruito. Sarà possibile, non sarà possibile? Certo. Il 6 agosto, quando ho incontrato Giorgetti, ho chiesto delle risorse significative per le scuole paritarie. Io credo che da parte del ministro Giorgetti, che mi ha ascoltato con grande attenzione e grande partecipazione, ci sia una sensibilità ad accogliere questa richiesta. Quindi nella prossima legge di bilancio o nella forma del buono scuola o in altra forma studieremo, anche ragionando con il mondo delle scuole paritarie, quello che è anche tecnicamente più praticabile. Ci dovranno essere delle risorse aggiuntive significative per le scuole paritarie. C’è poi un altro tema che è fondamentale perché, guardate, c’è una grande differenza tra scuole paritarie e paritarie. Per esempio, le scuole paritarie cattoliche, sono andato a guardarmi gli esiti formativi Invalsi, sono più o meno simili a quelli statali, anzi nell’istruzione tecnico professionale hanno degli esiti formativi in molti casi migliori. Poi ci sono le scuole paritarie che sono i diplomifici contro cui ho avviato una guerra dura, tanto è vero che molti diplomifici stanno chiudendo, grazie per la prima volta a una legge dello Stato e vi assicuro che c’è voluto anche un briciolo di coraggio perché in qualche realtà, qualche diplomificio magari aveva in passato collegamenti, insomma, un po’ lasciamo perdere. E i risultati di questi diplomifici sono molto negativi. Allora, io credo anche qua che noi dobbiamo sempre di più selezionare le risorse valorizzando le scuole paritarie che sanno come si fa la formazione e sono le scuole paritarie non solo del mondo cattolico, sia ben chiaro, ma anche di altri mondi rispetto a quelli che hanno invece dei risultati nella dispersione implicita, che sono al 39% di dispersione implicita. Allora è ovvio che se una scuola ha il 39% di dispersione implicita, è evidente che lì non c’entra nulla con la libertà di scelta educativa, ma è qualcosa che attira i ragazzi garantendo una promozione facile e questo, devo dire, è concorrenza sleale e questo danneggia le scuole paritarie valoriali, le scuole paritarie che hanno al centro l’idea di formazione integrale della persona, le scuole paritarie che sanno fare anche innovazione didattica perché noi abbiamo uno straordinario bisogno delle scuole paritarie anche per sperimentare, per avviare quelle sperimentazioni che magari nella scuola statale non si possono ancora fare. Ecco, io immagino un modello in cui nelle scuole paritarie si possano fare delle sperimentazioni avanzate che possono essere degli esempi positivi da portare anche nel nostro mondo in un dialogo fecondo. Concludo questo mio intervento ricordando un esempio di Alassio: la scuola statale era in costruzione. Il sindaco non sapeva dove mandare gli alunni. Si è offerta una scuola paritaria: “Venite da noi, fate lezioni da noi”. Guardate che bella questa, che generosa, che nobile, che bella questa collaborazione fra la scuola statale e la scuola paritaria che ha consentito a questi ragazzi di avere poi una scuola meravigliosa, quella statale meravigliosa, veramente avveniristica, altrimenti sarebbero stati in grossissime difficoltà. Ecco, anche il dialogo, lo scambio delle esperienze didattiche, lo scambio delle azioni laboratoriali, il costruire tantissime scuole paritarie che hanno aderito al 4+2, per esempio, persino all’estero, i Salesiani, al Cairo che ha aderito al 4+2. Questo è il mondo di scuola che ho in mente che ancora una volta ha al centro la persona dello studente e nessun altro interesse.
Massimiliano Tonarini
Io ringrazio il ministro Valditara, ringrazio chi è intervenuto, che ci hanno aiutato, secondo me, a far capire due cose. Uno, che impresa e scuola possono lavorare senza sudditanza per il bene dello studente che è al centro del progetto e soprattutto che l’educazione al lavoro è cultura, non è educazione solo a un mestiere, è cultura di vita, come diceva il professore all’inizio, un cuoco deve essere colto. Non solo un cuoco deve essere colto, l’istruzione tecnica professionale, così come la formazione professionale, sono opportunità per la crescita della persona dentro il senso e dentro anche l’apprendimento di quello che andranno a fare nel lavoro. Grazie a tutti. Vi ricordo che il Meeting di Rimini si sostiene anche per le donazioni che facciamo nel corso della settimana, quindi troverete dei corner nei saloni della fiera e anche alle casse della ristorazione. Grazie mille. Grazie ministro. Questo è un luogo che genera dialogo.



